Quando cambia tutto insieme: attraversare un periodo di transizione
Ci sono periodi in cui sembra che tutto si muova nello stesso momento. Finisce l’università e insieme agli esami finiscono le giornate scandite, gli amici di corso, a volte la città. Ci si trasferisce per lavoro e si lasciano indietro abitudini, strade conosciute, il bar sotto casa. Una relazione si chiude e con lei cambiano la casa, i fine settimana, il modo di immaginare il futuro.
Spesso le persone arrivano in studio dicendo: “Non capisco perché sto così, in fondo non è successo niente di grave”. Ed è vero: non c’è un evento drammatico. C’è qualcosa di più sottile, e per questo più difficile da riconoscere.
Perché i cambiamenti pesano, anche quelli belli
Gran parte della nostra giornata funziona in automatico. Sappiamo a che ora uscire, che strada fare, chi chiamare quando qualcosa va storto. Queste abitudini sono un risparmio enorme di energia: non dobbiamo decidere ogni cosa da capo.
Quando cambiano molte cose insieme, questo pilota automatico si spegne. Ogni scelta, anche piccola, richiede attenzione. È normale sentirsi stanchi senza aver fatto “niente di speciale”, o più irritabili, o con la testa piena.
C’è poi un aspetto che si sottovaluta: anche i cambiamenti desiderati comportano delle perdite. Un nuovo lavoro in un’altra città può essere un’ottima notizia e, allo stesso tempo, significare salutare persone e luoghi a cui teniamo. Le due cose possono stare insieme. Sentire nostalgia o tristezza non vuol dire aver fatto la scelta sbagliata.
Come si manifesta
Ognuno vive le transizioni a modo suo, ma alcune esperienze ricorrono spesso:
- un senso di sospensione, come se la vita vera dovesse ancora ricominciare;
- difficoltà a concentrarsi e a prendere decisioni, anche semplici;
- sonno più leggero o irregolare, con i pensieri che girano la sera;
- voglia di chiudersi, oppure, al contrario, bisogno di riempire ogni momento per non pensare;
- domande grandi che tornano insistenti: chi sono adesso, cosa voglio davvero, ho sbagliato tutto?
Sono reazioni comprensibili a un momento in cui molti punti di riferimento sono cambiati. Di solito, con il tempo, si attenuano: si costruiscono nuove abitudini, si ritrova un ritmo.
Qualche idea per attraversarli
Non esiste un modo giusto di vivere un cambiamento, ma alcune cose possono rendere il passaggio meno faticoso.
Tieni qualche punto fermo. Quando tutto si muove, aiuta avere due o tre abitudini che restano uguali: una passeggiata la mattina, la telefonata della domenica, un orario fisso per andare a letto. Non servono grandi rituali, basta qualcosa di prevedibile.
Abbassa le aspettative per un po’. Nei primi mesi dopo un cambiamento importante è normale rendere meno del solito. Concederselo, invece di rimproverarsi, toglie un carico in più.
Dai un nome a quello che hai lasciato. Può sembrare strano, ma riconoscere ciò che si è perso, anche nelle scelte felici, aiuta a fargli spazio. Scriverlo, o raccontarlo a qualcuno, è già un modo per elaborarlo.
Costruisci il nuovo a piccoli passi. Un posto nuovo diventa familiare un pezzo alla volta: un negozio dove ti riconoscono, un percorso che ti piace, una persona con cui prendere un caffè. Chi si trasferisce a Genova scopre spesso che la città si lascia conoscere lentamente, una creuza alla volta; chi va a vivere in Valtrebbia impara ritmi diversi, che all’inizio possono sembrare vuoti e poi diventano spazio.
Muovi il corpo e respira. Quando la testa è piena, il corpo aiuta a scaricare tensione. Anche solo qualche minuto di respiro lento, con l’espirazione più lunga dell’inspirazione, può dare un momento di tregua. Nella pagina principale trovi un piccolo esercizio guidato.
Quando può essere utile parlarne
Un periodo di transizione è, per definizione, temporaneo. Ma a volte ci si incastra: il disagio non si attenua, o il cambiamento ne trascina altri. Può valere la pena parlarne con un professionista se:
- dopo diversi mesi ti senti ancora “fuori posto”, senza segni di miglioramento;
- l’ansia o la tristezza occupano gran parte delle tue giornate;
- fai fatica a sostenere il lavoro, lo studio o le relazioni;
- il cambiamento ha riaperto questioni che pensavi chiuse;
- ti trovi davanti a una decisione importante e non riesci a vedere le cose con chiarezza.
In un percorso cognitivo-comportamentale si lavora in modo concreto: si guarda cosa sta succedendo adesso, quali pensieri rendono il passaggio più pesante, quali piccoli passi possono aiutare a ritrovare una direzione. Non si tratta di tornare a com’era prima, ma di trovare un nuovo equilibrio che abbia senso per te.
In breve
Sentirsi spaesati quando cambia tutto insieme non è un segno di fragilità. È il modo in cui mente e corpo si adattano a una realtà nuova. Concedersi tempo, tenere qualche punto fermo e costruire il nuovo a piccoli passi aiuta molto. E se il passaggio si fa troppo lungo o troppo pesante, puoi parlarne: ricevo a Genova Castelletto, il giovedì a Torriglia e anche online.